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"Andare verso il popolo" Istruzione, cultura, sport, assistenza di Irene Giustina
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Gli
anni Venti segnarono per Milano un periodo di rapida trasformazione,
determinata in buona parte dalla cospicua crescita demografica. Oltre
all'ampliamento dei confini comunali del 1923, con cui fu sancita in breve
tempo l'annessione alla città di undici comuni limitrofi popolati da
circa 70.000 abitanti, l'incremento demografico fu stimolato in
particolare dallo sviluppo dell'industria, che stava facendo di Milano il
polo produttivo più importante nel territorio nazionale e che, nonostante
la politica ruralistica del regime, incentivava la popolazione a migrare
in massa e a concentrarsi in città. Milano, che nel 1921 ospitava circa
settecentomila abitanti, arrivò a superare il milione nel 1936. Questo
incessante processo di crescita urbana richiese all'amministrazione
milanese di adeguare urgentemente le infrastrutture economiche e
rappresentative cittadine innanzi tutto con una serie di grandi complessi
a carattere monofunzionale. Oltre a questi interventi di vasta portata
l'attenzione del Comune si rivolse attivamente anche a quei settori dei
servizi pubblici meno rappresentativi, legati sostanzialmente
all'istruzione primaria e secondaria, alla cultura, alla ricreazione
fisica e all'assistenza. Il
considerevole aumento della popolazione giovanile in età scolare e il
fabbisogno di formare i giovani in relazione all'attività creata
dall'industria, dal terziario, che stava modestamente crescendo, e dal
pubblico impiego spinsero la Municipalità a occuparsi attivamente della
costruzione di fabbricati scolastici di ogni ordine e grado, affiancata
dal 1933 anche dall'amministrazione provinciale che, con le nuove leggi
sul riordinamento della scuola, era a sua volta chiamata ad assolvere
problemi di edilizia scolastica. Nel ventennio 1920-1940 furono costruite
170 aule per scuole materne, più di 1.000 aule per le elementari e 110
per le medie. Le nuove scuole vennero insediate in prevalenza nella fascia
urbana intermedia, all'interno dei grandi viali detti delle regioni, dove
peraltro erano in corso di realizzazione i più consistenti nuovi
insediamenti destinati al ceto medio. Più all'esterno, alle soglie dei
comuni aggregati nel 1923, vennero costruite in maggioranza scuole rurali,
che non superavano i tre anni di corso. Le scuole superiori andarono
invece localizzandosi all'interno della cerchia dei bastioni spagnoli,
confermando una tendenza all'accentramento urbano dell'insegnamento
superiore che si cercherà di contrastare solamente nel secondo dopoguerra.
Istituito il Grado preparatorio come primo livello dell'istruzione
primaria, fu compito del Comune occuparsi della costruzione e della
gestione di numerosi nuovi asili, che passarono da 16 nel 1920 a 29 nel
1927, comprese le «Case dei bambini» montessoriane, gli asili all'aperto
e le sezioni d'asilo presso le scuole elementari, mentre nel 1928 furono
introdotti, sempre dal Comune, in ausilio alle famiglie lavoratrici, i
primi due asili nido milanesi, chiamati «Culle materne», in alcuni
locali, appositamente attrezzati a nursery e dotati di personale
specializzato, delle scuole periferiche milanesi G.B. Vico e Caterina da
Siena. L'attività nel settore dell'edilizia scolastica fu però rivolta
soprattutto alle scuole elementari: solo nel 1929 furono completati dieci
edifici, aggiungendo 170 aule al patrimonio edilizio comunale. Negli anni
Venti le tipologie adottate per le nuove costruzioni segnarono una
sostanziale continuità con quelle utilizzate attorno all'inizio del
secolo, determinate più che altro dalla necessità economica del massimo
sfruttamento del lotto edilizio su cui avrebbero dovuto insistere. A
pianta spesso irregolare, i nuovi edifici possedevano i requisiti igienici
e tecnici ormai ritenuti indispensabili e prevedevano sempre ampie
palestre per l'educazione fisica e cortili interni, protetti dalla strada,
per la ricreazione all'aperto. Tra le nuove costruzioni si ricordano le
scuole di via Varesina (a tre piani), di viale Zara («G. Tarra» per
otologopatici), l'ampliamento della scuola nel rione di Baggio, le scuole
di via Vigentina, del rione Stadera, e di via Crocifisso-Campo Lodigiano (uno
dei pochi interventi localizzati all'interno della cerchia dei navigli).
Nel 1930 il Comune si trovava ad amministrare 269 scuole: 36 asili, 123
scuole elementari (con 59.706 alunni), 4 scuole di avviamento
professionale, 5 scuole speciali, un istituto tecnico pareggiato «G.
Schiaparelli», una civica scuola femminile «A. Manzoni», una civica
scuola di musica, numerose altre scuole festive e serali. Nel
1931 fu messo a punto dall'ingegner Umberto Massari, capo divisione
dell'Edilizia comunale, e approvato da un'apposita Commissione municipale,
un edificio-tipo che possedeva i migliori requisiti per costituire un'unità
scolastica modello, fabbricabile anche gradualmente nel tempo e adattabile
a ogni tipo di lotto edilizio. Questa iniziativa, che, come si vedrà più
avanti, fu incoraggiata dall'amministrazione anche per altri settori
dell'edilizia pubblica, tentava di offrire un coordinamento alla cospicua
attività edificatoria comunale relativa ad alcuni servizi individuandone
i requisiti tipologici, distributivi e tecnici essenziali, adattabili alle
diverse situazioni del contesto urbano scelto per la realizzazione, in
modo da ottenere notevoli economie sia in fase di costruzione sia in fase
di gestione". L'unità-tipo scolastica, corrispondente a una
direzione didattica, era composta di 30-35 aule, suddivise tra le due
sezioni maschile e femminile, ospitanti 1.300-1.700 alunni. Il fabbricato
si doveva sviluppare con almeno tre piani fuori terra su una pianta a U,
che poteva disporre tuttavia di modeste varianti giocando sulla lunghezza
delle ali e del corpo trasversale per aderire maggiormente alle forme dei
lotti edilizi disponibili. L'edificio avrebbe dovuto essere dotato di un
ingresso centrale rappresentativo, riservato al personale della scuola e
ai genitori degli allievi, e di due ingressi laterali per gli alunni,
conducenti separatamente alle due sezioni, femminile e maschile, di cui
era composta l'unità didattica. Il corpo trasversale della scuola avrebbe
ospitato i locali per la direzione, le bidellerie, l'alloggio per il
custode, il gabinetto medico e vari locali di servizio, mentre i due corpi
laterali accanto alle aule tradizionali avrebbero accolto anche apposite
aule per il canto, il disegno e gli esperimenti scientifici e un piccolo
museo. Due palestre, con relative docce e spogliatoi, dovevano essere
poste all'estremità dei corpi contenenti le aule e collegate con un
porticato di passaggio. All'interno dell'edificio era racchiuso il
cortile, necessario per la ricreazione e le cerimonie all'aperto. Su
desiderio espresso dalla Federazione italiana nuoto e per deliberazione
del podestà, la scuola-tipo venne dotata inoltre di una piccola piscina
(5 metri per 12), situata in un locale seminterrato sottostante una
palestra. Sempre nel seminterrato erano poste le cucine e i refettori e
anche un salone per le proiezioni cinematografiche. Nessuna indicazione
veniva data in merito ai caratteri formali dell'unità scolastica,
caratteri che nelle diverse realizzazioni acquistarono qualche minimo
accento monumentale all'esterno, conferito mediante l'applicazione di
materiali marmorei utilizzati specialmente per sottolineare l'ingresso. In
rispondenza ai criteri compositivi individuati per la scuola-tipo, nel
1931 fu iniziata la costruzione della scuola elementare di via Ravenna, la
prima a Milano a disporre di un cinematografo e di una piscina coperta,
collocati, insieme con la palestra, nelle estremità dei due corpi di
fabbrica trasversali contenenti le aule. E ancora, secondo queste
indicazioni, sempre su progetto del Comune, furono costruite numerose
altre scuole, tra cui quelle di viale Romagna, in angolo con la piazza
Leonardo da Vinci (dove fu anche introdotto l'ascensore ad uso del
direttore e dei maestri, dati i quattro piani d'altezza dell'edificio), di
viale Molise nel quartiere di Calvairate, di via Vespri Siciliani e di via
Gattamelata, mentre molti altri edifici scolastici furono riadattati e
ampliati secondo i sopraddetti criteri. Il
regime, con il piano di riforma scolastica «meditato per adeguare
l'organismo della scuola alle necessità del Paese con l'intento di
istituire una scuola popolare», si occupò inoltre dell'istruzione
superiore e concentrò i propri sforzi soprattutto sull'orientamento
tecnico e professionale dei giovani, sia per curarne la preparazione agli
impieghi nelle amministrazioni pubbliche e private sia per avviarli alle
tecniche del lavoro artigianale e della produzione industriale. Anche a
Milano quindi la costruzione di scuole superiori, tecniche e di avviamento
professionale ricevette grande impulso, ma, anziché essere distribuite
capillarmente sul territorio urbano, le nuove unità scolastiche vennero
localizzate nel centro storico, concentrate in pochi edifici portati a un
irrazionale sviluppo in altezza, che in alcuni casi raggiunse anche i
cinque piani. In queste scuole all'esterno, specie nel lato di ingresso,
furono accentuati i caratteri monumentali attraverso l'uso di materiali
pregiati, come ad esempio il granito, e l'allusione alle forme classiche
con massicci colonnati. Nelle nuove scuole, caratterizzate da imponenti
spazi di ingresso e di distribuzione, furono introdotte aule attrezzate a
laboratori o a gabinetti scientifici specializzati e fece la sua prima
comparsa l'aula magna, quale locale appositamente destinato alle riunioni
delle scolaresche o alle manifestazioni ufficiali, per cui in passato
erano state generalmente utilizzate le palestre. Nel 1932 venne edificata la nuova sede del liceo-ginnasio Parini in via Goito, diventato insufficiente l'edificio demaniale del collegio Longoni che lo ospitava. Il liceo si sviluppa su quattro piani con un impianto quadrilatero e con fronte arretrata rispetto alla strada. Le aule, accompagnate dai gabinetti sperimentali di chimica e fisica e anche da una specola astronomica, si trovavano nei due corpi di fabbrica paralleli, disimpegnate da un lungo corridoio, mentre il corpo trasversale verso la via Goito ospitava la direzione e gli uffici e comunicava con l'aula magna che, come un'appendice, si prolungava al centro verso il cortile interno con un volume a se stante. Nel 1934 fu completato l'istituto tecnico «Carlo Cattaneo» in piazza Vetra, inaugurato dal duce durante la sua visita milanese. L'edificio, concepito per contenere ben 1.300 alunni, si sviluppa su quattro piani, raggiungendo addirittura i cinque nel corpo centrale, e ha forma di pentagono irregolare. Date le dimensioni, esso venne dotato di quattro corpi-scala, di un ascensore e di ingressi nelle vie laterali, suppletivi a quelli centrali. Anche qui furono previste due grandi palestre e l'aula magna, collegata al corpo centrale che conteneva i locali della direzione. Nell'istituto fu particolarmente accentuato il carattere retorico e celebrativo della facciata sulla piazza, caratterizzata da tre porte di ingresso in serizzo lucido della Valmasino incorniciate in un frammento di ordine architettonico assai semplificato, composto da quattro monumentali semicolonne trabeate di serizzo ghiandone lucido, e decorato con due fasci littori ai lati del fornice centrale".
Istituto
tecnico Carlo Cattaneo in piazza Vetra In piazzale Cantore, nel 1932, fu costruito per volontà di Emilio De Magistris un istituto che doveva costituire la sede comune per una scuola di avviamento professionale intitolata ad Arnaldo Mussolini e per il «Gruppo rionale fascista Generai Cantore», realizzata su progetto degli ingegneri Magnaghi e Balzarro. Ne sortì un edificio ibrido, in cui gli spazi per la scuola venivano compressi in una parte del primo piano, dove erano collocate quattro aule, e nel seminterrato, con cinque grandi saloni destinati ai laboratori di meccanica, elettrotecnica, plastica, falegnameria e ferro battuto, mentre gli spazi maggiori, autonomi da quelli scolastici, erano occupati dal Gruppo fascista e si sviluppavano secondo una tipologia ben definita, che sarà illustrata più avanti. All'esterno il monumentale ingresso su due piani dominato dall'arengo, con decorazioni giocate sul contrasto della pietra d'Ossola applicata sui laterizi rossi, aveva il compito di sottolineare «con somma evidenza il carattere delle istituzioni che vi sono racchiuse».
Ingegneri Maranghi e Balzarro, ex Casa del fascio e scuola di avviamento professionale in
piazzale Cantore Se la maggior parte dei nuovi edifici per scuole superiori e tecniche non desta grande interesse sotto il profilo architettonico e se tutte sembrano essere distribuite sul territorio urbano piuttosto casualmente, senza costituire un fulcro per organiche sistemazioni, badando piuttosto allo sfruttamento intensivo del lotto edilizio a disposizione, vi è tuttavia qualche occasionale tentativo di «riscatto espressivo», come ad esempio nell'istituto magistrale Virgilio. Questo venne costruito nel 1935 in piazza Tonoli (oggi piazza Ascoli), su progetto di Renzo Gerla, capo sezione dell'Ufficio tecnico del Comune. L'architettura dell'istituto si ispira a un sobrio razionalismo, e «senza esagerazioni rappresentative, senza acrobatismi di insincere formule, impersona bene il moderno edificio per il grande Istituto di educazione media». L'edificio, data la forma irregolare del lotto, ha una tradizionale planimetria a U ma con i bracci fortemente convergenti, collegati alle estremità da un corridoio e da un corpo contenente una scala, dove si apre un ingresso di servizio. Il corpo di fabbrica trasversale, su due piani, si presenta arcuato, serrato ai lati da due parallelepipedi più alti che segnano le testate dei corpi longitudinali destinati alle aule. Al centro, sulla piazza, si apre l'ingresso principale, che porta ai locali della direzione, alla biblioteca, ai laboratori, mentre lateralmente due ingressi separati, per gli alunni del corso inferiore e superiore, sono collocati sulle testate dei bracci che ospitano le aule. Alle estremità dei bracci, verso via Gaio, sono disposti i corpi più bassi delle palestre e dei servizi. L'aula magna è posta nel cortile in un volume a sé stante, collegato alla parte centrale dell'istituto. Esternamente, sulla muratura di mattoncini greificati, sono applicati modesti rivestimenti e zoccolature di ceppo che danno all'edificio un dignitoso senso di nitore formale sottolineando l'alternanza equilibrata dei volumi e la disposizione razionale delle aperture, che si porrebbe in alternativa, secondo Annoni, all'«insincerità di finestrate interminabili, dove la necessaria struttura portante e di divisione è celata per paura di leso modernismo…».
Renzo Gerla, Istituto magistrale Virgilio. Fronte su piazza Ascoli
Istituto magistrale Virgilio. Corpo su via Gaio
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Si ringrazia Prof.ssa Mirta Serrazanetti per aver fornito il materiale che è tratto da AA. VV., Milano durante il fascismo 1922 - 1945, Ed. CARIPLO, Milano 1994 |
21 febbraio 2004 - llc